Grazie Fidel! Viva Fidel!

 

                                           

 

“E' con grande tristezza che abbiamo appreso della morte del compagno Fidel Castro, giustamente ritenuto uno dei più grandi rivoluzionari combattenti del XX secolo, come fu definito, pochi anni fa, dai compagni comunisti della Corea del Nord, nel consegnargli una medaglia d'oro, quale migliore rivoluzionario del XX secolo ancora vivente. La sua lotta intransigente e il suo impegno coerente, per realizzare una società socialista a poche decine di miglia dal gigante imperialista USA, hanno contrassegnato la storia del continente latinoamericano degli ultimi 60 anni. Muore il corpo, ma non l'esempio politico e ideologico che questo grande compagno ha rappresentato per il riscatto dei popoli del terzo mondo dal gioco del colonialismo e dell'imperialismo.

Riportiamo qui quattro commenti, che giudichiamo importanti, tra i tanti che abbiamo letto, nel ricordare la figura di un così grande compagno, che ha saputo veramente scrivere pagine di storia e ha avuto il merito di guidare i marxisti-leninisti e il popolo cubani a realizzare, pur in situazioni difficili, create ad arte dal suo nemico di classe esterno ed interno, una società più giusta e più sana, dove educazione, salute e senso civico sono tra i più elevati non solo del sub continente latinoamericana, ma di tutto il mondo. Addio compagno Fidel che il tuo esempio e il tuo nome sia di monito alle future generazioni per lottare per un mondo più giusto.

 

Circolo Culturale Proletario di Genova

 

 

 

====== o  ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ======

 

Visita il sito del (n)PCI

Vai al Blog del (n)PCI

Leggi la Voce n. 53 del (n)PCI

Comunicato CC 23/2016 - 26 novembre 2016

 [Scaricate il testo del comunicato in Open Office / PDF / Word ]

Viva il Comandante Fidel Castro, fondatore di Cuba socialista

Il (nuovo) Partito comunista italiano rende omaggio all’opera compiuta da Fidel Castro e dai suoi compagni di lotta e si associa al popolo cubano, ai rivoluzionari e ai popoli oppressi di tutto il mondo alzando il pugno in omaggio alla sua opera e alla sua memoria!

La scomparsa di Fidel Castro addolora tutti i comunisti e i rivoluzionari del mondo, ma la sua opera continua!

L’omaggio che noi rendiamo all’opera rivoluzionaria di Fidel Castro consiste in un fermo impegno. Noi continueremo fino alla vittoria la rivoluzione socialista in Italia, instaureremo il socialismo in un paese imperialista e con questo contribuiremo ad aprire la strada del socialismo anche per le masse popolari degli altri paesi imperialisti e alla lotta di liberazione di tutti i popoli del mondo.

 

HASTA LA VICTORIA, SIEMPRE!

 

Molti sono gli insegnamenti e i contributi di Fidel Castro alla rivoluzione socialista. In questa occasione vogliamo concentrare l’attenzione di tutti quanti sono rattristati dalla sua comparsa su tre questioni.

  1. Vincere è possibile, fare la rivoluzione socialista è possibile.

Il catastrofico corso delle cose che la borghesia imperialista e il suo clero impongono al mondo crea condizioni favorevoli alla rinascita del movimento comunista cosciente e organizzato e alla rivoluzione socialista con cui instaureremo il socialismo. Contro la nostra opera molte sono le voci che ogni giorno si levano attorno a noi a dire che è impossibile instaurare il socialismo, che la rivoluzione socialista è difficile, che la situazione è complessa, che la situazione è completamente diversa da quella della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale (1917-1976) e che quindi non serve più la concezione comunista del mondo con cui i suoi promotori e protagonisti hanno guidato la loro opera e tanto meno servono gli insegnamenti dati dal suo esaurimento (in sintesi il marxismo-leninismo-maoismo).

Contro questa canea di controrivoluzionari, di disfattisti e di depressi e arresi, Fidel Casto ha sempre levato la bandiera della lotta e della vittoria. Con l’autorità e il prestigio che la sua storia e la sua opera e le forze e risorse del popolo cubano gli conferivano, Fidel Castro ha sempre detto: sempre avanti fino alla vittoria! Cuba ha impersonato la resistenza dei primi paesi socialisti alla reintegrazione nel sistema imperialista mondiale e ha fornito grandi aiuti ai movimenti rivoluzionari dell’America Latina e di altri continenti.

Cuba socialista ha dimostrato che anche un paese piccolo, assediato e aggredito senza alcuno scrupolo dai gruppi imperialisti più potenti del mondo, i gruppi imperialisti USA con la complicità del Vaticano e di tutti gli altri gruppi imperialisti, è in grado di resistere e vincere le aggressioni. Assieme all’eroica e vittoriosa resistenza della Corea, assieme alla lunga e vittoriosa guerra del Vietnam, Cuba diretta da Fidel Castro ha mostrato la debolezza del sistema imperialista mondiale anche nella fase della sua ripresa dopo la seconda guerra mondiale e ha dimostrato che la rivoluzione socialista è possibile anche in un paese solo. Questa è una lezione particolarmente importante sia contro i disfattisti palesi sia contro i disfattisti camuffati che rinviano la rivoluzione socialista a quando esploderà la “rivoluzione internazionale”.

  1. Il socialismo è per le masse popolari un sistema di rapporti sociali superiore al capitalismo.

Nonostante il blocco economico, nonostante le continue criminali aggressioni su tutti i terreni dei gruppi imperialisti più potenti, nonostante l’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale, Cuba è oggi uno dei paesi in cui più ridotte sono le discriminazioni contro le donne, i giovani e la popolazione di colore e dove è più libero e universale l’accesso della massa della popolazione all’alimentazione, alle altre condizioni basilari della vita, all’istruzione, all’assistenza sanitaria, alla gestione e progettazione della vita sociale, in breve a tutte le attività specificamente umane.

Anche i portavoce dei gruppi imperialisti sono costretti a riconoscerlo. Per denigrare questa grande, storica conquista, fanno un gran chiasso sulle restrizioni poste ai privilegi degli strati più benestanti: le chiamano “violazione dei diritti umani”! Infatti in tutti i paesi governati dalla borghesia la regola è la divaricazione enorme e crescente delle condizioni di vita della massa della popolazione rispetto alle condizioni degli strati privilegiati e dominanti. In questo contesto Cuba è uno scandalo contro cui si accanisce il sistema di intossicazione e confusione della borghesia e del clero.

  1. I popoli oppressi hanno bisogno che la rivoluzione socialista si sviluppi e vinca nei paesi imperialisti.

Il motivo principale per cui durante la prima ondata della rivoluzione proletaria il movimento comunista non ha instaurato il socialismo in nessun paese imperialista, consiste nei limiti dei partiti comunisti dei paesi imperialisti quanto a comprensione delle condizioni, delle forme e dei risultati della lotta di classe nei rispettivi paesi. I partiti comunisti dei paesi imperialisti hanno costantemente oscillato tra adesione dogmatica e identitaria ai principi comunisti e manovre politiche senza principi. Per alcuni di essi il legame con l’Unione Sovietica e con l’Internazionale Comunista ha supplito in certi periodi alla mancata adesione alla concezione comunista del mondo. Questo limite è illustrato in dettaglio nell’opuscolo del (n)PCI I quattro punti principali da discutere nel Movimento Comunista Internazionale (dicembre 2010 - www.nuovopci.it).

Il motivo principale dell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria sta nella mancata instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti. L’Unione Sovietica, la Repubblica Popolare Cinese, gli altri paesi socialisti creati nel corso della prima ondata della rivoluzione proletaria potevano svolgere, e per alcuni anni hanno svolto, il ruolo di basi rosse della rivoluzione proletaria mondiale. Ma la vittoria del socialismo poteva diventare definitiva solo grazie all’instaurazione del socialismo nei paesi imperialisti.

Cuba diretta da Fidel Castro e dal Partito comunista cubano è sopravvissuta per più di 50 anni alle aggressioni e al blocco dei gruppi imperialisti e ha indotto i gruppi imperialisti USA a riconoscere in qualche modo la loro sconfitta con l’Accordo del 17 dicembre 2014 contrattato in segreto tra il governo cubano e il governo di Washington con la mediazione del Vaticano (Comunicato CC 36/2014 - 21 dicembre 2014). Ma all’interno di Cuba crescono ancora le spinte a trovare forme di reintegrazione nel sistema imperialista mondiale (apertura agli investimenti capitalisti, adattamento alle attività turistiche, zona economica speciale e relazioni connesse). Per principio rifuggiamo da ogni ingerenza nella linea che il Partito comunista cubano segue: la società cubana e il Partito stesso non sfuggono alla contraddizione tra la via verso il comunismo e la via alla reintegrazione nel sistema imperialista, contraddizione che è stata ed è propria di ogni paese socialista e che lo sarà fino alla vittoria definitiva del socialismo nel mondo, ma solo i comunisti cubani sono in grado di tracciare e attuare la linea necessaria perché il loro paese avanzi verso il comunismo. La rivoluzione cubana si è trovata coinvolta nell’esaurimento della prima ondata della rivoluzione proletaria mondiale che la vittoria dell’Ottobre 1917 e la costruzione del socialismo in Unione Sovietica sotto la direzione di Lenin prima e di Stalin poi avevano scatenato nel mondo, né è stata in grado di impedire l’esaurimento. Questa è la sconfitta che Fidel Castro condivide con tutti i rivoluzionari di questi ultimi decenni. È la sconfitta a cui i comunisti di tutto il mondo sono chiamati a porre rimedio. Noi comunisti italiani, riuniti nel (n) PCI e nella sua Carovana, siamo impegnati e ci impegniamo a farlo. Questo è l’omaggio che rendiamo all’insegnamento principale del Comandate Fidel Castro: avanti sempre fino alla vittoria!

A partecipare alla nostra opera chiamiamo tutti gli elementi avanzati delle masse popolari italiane, entrando a far parte delle nostre file.

Il primo paese imperialista che romperà le catene della Comunità Internazionale dei gruppi imperialisti europei, americani e sionisti, mostrerà la via e aprirà la strada anche alle masse popolari degli altri paesi e avrà il loro aiuto (internazionalismo proletario). L’Italia può essere questo paese: dipende da noi comunisti che lo sia!

Con il socialismo nessun uomo è un esubero! C’è posto per tutti!

 

Osare sognare, osare pensare, osare vedere oltre l’orizzonte della società borghese!

 

Per diventare comunisti bisogna impadronirsi della scienza delle attività con cui gli uomini fanno la loro storia, svilupparla e usarla per instaurare il socialismo: il Partito è la scuola per ogni individuo deciso a diventare comunista!

 

Costituire clandestinamente in ogni azienda capitalista, in ogni azienda pubblica, in ogni istituzione e in ogni centro abitato un Comitato di Partito per assimilare la concezione comunista del mondo e imparare ad applicarla concretamente ognuno nella sua situazione particolare!

Studiare il Manifesto Programma del Partito è la prima attività di chi si organizza per diventare comunista. Stabilire un contatto clandestino con il Centro del Partito è la seconda. Promuovere la costituzione di OO e OP e il loro orientamento a costituire il GBP è la terza.

 

 **************

 

====== o  ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ======

 

 

(da www.lacittafutura.it)

           

Se n’è andato un rivoluzionario. Grazie Fidel! Viva Fidel!

È morto Fidel Castro. Un gigante del XX secolo, un rivoluzionario che ha rivoltato Cuba ed ha contribuito a cambiare la storia dell’America Latina

 di Frank Ferlisi,  26/11/2016

 

 

 

Se n’è andato un rivoluzionario. Grazie Fidel! Viva Fidel!

Credits: brianzapopolare.it

 

Se n'è andato un gigante del XX secolo, che lo ha segnato in modo indelebile. Un rivoluzionario che, assieme alle sue compagne e ai suoi compagni, ha rivoltato l'isola di Cuba come un guanto trasformandola radicalmente. Un'isola che era nelle mani degli affaristi yankee, anche dei suoi mafiosi, dove a poche migliaia di ricchi si contrapponevano milioni di poveri a cui tutto era negato e che è diventata una comunità orgogliosa della propria indipendenza, delle proprie conquiste sociali e del prestigio che si sono conquistati nel mondo resistendo - e tuttora resistono - alla più grande potenza militare ed economica del pianeta.

Un'isola di eroi e eroine. E tutta la Storia dell'America Latina è stata cambiata da Cuba. In Nicaragua e Santo Domingo ho visto dipinto sui muri "Viva Fidel", "Viva Cuba", "Viva il Che", segno che Cuba e i suoi leader, per usare un'espressione evangelica, sono stati "pietra angolare" dei latino- americani che vedevano in Fidel e Cuba la dimostrazione materiale e reale che si può uscire dalla miseria per approdare a una povertà dignitosa, che da un popolo frantumato e diviso si può diventare comunità.

Ho avuto, nel 1993, al Foro de Sau Paulo, tenuto all'Avana, il privilegio di vederlo a pochi passi da me e di ascoltarlo perché concludeva sempre lui i quattro giorni di lavori. Parlava a braccio, per un'ora, un'ora e mezzo, e raccontava episodi della vita rivoluzionaria sua e dei suoi compagni, le difficoltà della costruzione del socialismo. L'URSS era crollata e Cuba era veramente isolata. Era il periodo especial. Mancava di tutto e nelle case la luce andava e veniva per dieci ore consecutive con le conseguenze che si possono immaginare in un’isola tropicale. Ma lui non aveva perso la sua forza e la sua determinazione, la sua volontà di lotta e si sforzava di trasmetterle al suo popolo, alla sua gente. E quando parlava alla televisione e alla radio, avevi l’impressione che Cuba si fermasse ad ascoltarlo con grande attenzione e lui non mentiva, non indorava la pillola, enumerava i problemi a uno a uno, e diceva anche come affrontarli e ricordava a tutte e a tutti, sempre, che avrebbero avuto davanti a loro, per i prossimi mesi, e forse anni, grandi difficoltà da affrontare.

Due cose mi colpirono, per ritornare al Foro de Sau Paulo: in tali condizioni altro non si poteva fare che "difendere le conquiste del socialismo" e poi un'altra cosa (cito a memoria): "Conquistare il potere fu relativamente facile. Ma nutrire, vestire, curare, istruire undici milioni di Cubani è un'impresa gigantesca, che ti schiaccia e non ti fa dormire la notte. E infatti io dormo pochissimo".

Ecco, farsi guidare da questa stella polare: le condizioni di vita del tuo popolo, le sue felicità e le sue infelicità, le gioie e le sofferenze. L'ideologia che si nutre di queste cose e, in tal modo, crea nuova ideologia più ricca, pregante. Passato, presente e futuro che si mescolano insieme diventando identità creatrice, forza e volontà di cambiamento.

 

Grande Fidel! Viva Fidel!

26/11/2016 | Copyleft © Tutto il materiale è liberamente riproducibile ed è richiesta soltanto la menzione della fonte. 

 

 

 

 

====== o  ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ======

 

 

Addio ad un grande rivoluzionario

 

   Con la morte di Fidel Castro se ne va l’ultimo grande rivoluzionario di un’epoca che ne ha generati un bel numero. Un’epoca, va detto, che contrasta nettamente con il periodo attuale, affollato da personaggi squallidi e da volgari opportunisti. In effetti, ad eccezione di uno statista di notevole livello come Putin, che altro sono se non dei ronzini personaggi come Renzi e Berlusconi, come Hollande e la Merkel, come Bush, Obama, i Clinton e lo stesso Trump? Personaggi nessuno dei quali può reggere minimamente il confronto con la nobiltà di un cavallo di razza, quale è stato Fidel Castro. Un rivoluzionario e uno statista che, dopo aver conquistato il potere, è riuscito a mantenerlo pur trovandosi in un’isola distante poche decine di miglia dal tallone di ferro di un paese nemico, che è la prima potenza del mondo, e pur perdendo l’aiuto dell’altra grande potenza, scivolata sul piano discendente del declino e condotta alla rovina da un altro ronzino come Gorbaciov.

   Da questo punto di vista, il 2016 è un anno singolare, che sembra avere un significato periodizzante e indicare una cesura tra ciò che viene prima e ciò che viene dopo. Non che di ciò che è venuto prima valga la pena provare una qualche nostalgia, ma è certo che quel che verrà dopo si presenta con i volti di una classe dirigente di livello veramente infimo. D’altronde, se esiste una differenza così palese tra l’epoca dei cavalli di razza e l’epoca dei ronzini, questo non dipende da una qualche mutazione antropologica, ma dal diverso carattere storico delle due epoche, poiché, da un punto di vista materialistico, sono le epoche a creare i personaggi e non viceversa. Esultino pure gli esuli cubani di Miami, che vorrebbero tornare ai tempi della dittatura di Batista, così come la compagnia cantante dei nostri giornalisti e dei nostri politicanti! In realtà, la storia, come previde lo stesso Fidel Castro durante il processo in cui fu condannato per la sua attività cospirativa, lo ha assolto in forza del suo più grande successo: avere cioè, in quelle sfavorevoli condizioni, guidato alla vittoria una rivoluzione di popolo e creato un regime egualitario che dura da quasi sessant’anni: un regime che nei campi della sanità, della ricerca e dell’istruzione è diventato un modello per tanti altri paesi del Terzo Mondo e anche per un certo numero di paesi del Secondo. La pagina che Fidel Castro e il popolo cubano hanno scritto nel libro della storia è, come dicevano gli antichi Greci, ‘ktéma eis aéi’, un patrimonio per sempre. Ed è questa la ragione per cui il nostro addio ad uno dei più grandi rivoluzionari della storia contemporanea è anche un arrivederci.

 

Eros Barone

 

 

 

====== o  ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ====== o ======

 

 

 

Un servitorello dell’imperialismo: Roberto Saviano

 

   L’impressione che si riceve leggendo il ‘tweet’ che Roberto Saviano ha eruttato in occasione della morte di Fidel Castro è quanto mai sgradevole, poiché l’effetto che la sua denigrazione del grande rivoluzionario e statista cubano produce nasce, per un verso, da un’ottica riduttiva e formalistica e, per un altro verso, dall’uso di un linguaggio e di un’impostazione che, se non somigliano a quelli della propaganda anticomunista degli anni ’50 del secolo scorso, sembrano molto affini al linguaggio e all’impostazione che caratterizzano, nei nostri giorni, la propaganda anticastrista dei profughi cubani di Miami, giustamente qualificati dalla stragrande maggioranza del popolo cubano come ‘gusanos’ (vermi) e con un altro termine che la decenza ci vieta di nominare. È questo, d’altronde, il livello intellettuale e morale cui giunge, si fa per dire, l’anticomunismo di un intellettuale di corte, quale è Saviano. Naturalmente, ognuno è libero, quale che sia la sua provenienza, di scegliere il branco a cui unirsi; ognuno, per dirla con Hegel, può scegliere, se ne ha il bisogno e la vocazione, di “ululare con i lupi”.

   Tuttavia, coloro che credono che la morte di Fidel Castro significhi l’inizio della fine del socialismo a Cuba sbagliano di grosso. Nella società cubana, se si guarda ai settori più significativi, compresi i vescovi della Chiesa cattolica, e se si escludono alcuni gruppi ristretti a cui non importa un bel nulla che il futuro di Cuba assomigli al presente dell’Honduras, del Guatemala o del Salvador, non vi sono né tracce né segnali dell’aspirazione ad un ritorno al capitalismo. Del resto, Cuba non è affatto ostile ai cambiamenti. Lo stesso Raúl Castro innescò a suo tempo, attraverso le organizzazioni di massa e le associazioni professionali, raccogliendo e vagliando più di un milione di suggerimenti, una vasta e prolungata campagna di critiche alla rivoluzione. I cubani, dal canto loro, sanno molto bene che le difficoltà create dalla particolare situazione del loro paese sono di quattro tipi: Cuba è un’isola; Cuba è l’unico Stato socialista dell’Occidente; essa è priva dell’appoggio che le garantiva l’Unione Sovietica ed è sottoposta al blocco degli Stati Uniti da più di cinquant’anni.

   Nonostante tutto ciò, il paese ebbe a meritare gli elogi di Giovanni Paolo II in occasione della sua visita del 1998 e recentemente apprezzamenti di analogo tenore da parte di papa Francesco. Del resto, non è irrilevante il fatto che, nell’Indice di Sviluppo Umano dell’Onu, tra i primi settanta paesi del mondo, considerati i migliori dal punto di vista della qualità della vita, Cuba, dove non si paga per il diritto universale alla salute e all’istruzione, occupi il sessantasettesimo posto. Né ritengo che possano essere considerati irrilevanti i seguenti dati: Cuba presenta un tasso di alfabetizzazione che sfiora il 100%; può contare su 1 medico ogni 160 abitanti; fa registrare un indice di mortalità infantile di 5,3 ogni mille nati vivi (negli Usa sono 7); può vantare 800.000 laureati in 67 università, nelle quali entrano ogni anno 606.000 studenti. Inoltre, oggi Cuba mantiene medici e professori che lavorano in più di 100 paesi. Cuba si aprirà ai cambiamenti quando cesserà il blocco degli Stati Uniti e quando la base navale nordamericana di Guantanamo, utilizzata attualmente come carcere clandestino per presunti terroristi e assurta a simbolo mondiale della mancanza di rispetto per i diritti umani e civili, verrà smantellata. Ma tutto questo per Saviano conta meno di zero, perché secondo lui a Cuba è morto “un dittatore” che “incarcerò ogni oppositore, perseguitò gli omosessuali, scacciò un presidente corrotto sostituendolo con un regime militare”.

 

Eros Barone